Il tema della transizione ecologica è al centro di ogni argomentazione sullo stato di crisi che sta attraversando l’industria automobilistica ed ogni volta che si ipotizzano scenari futuri con l’orizzonte segnato dal 2035 per il passaggio alla motorizzazione esclusivamente elettrica.
In questo nostro articolo, intendiamo fornire un contributo di chiarezza sulla reale minaccia derivante dalla concentrazione di CO2 e sui progressi in corso per catturarla trasformandola in opportunità.
Come Master ringraziamo per il contributo scientifico il Professore Gianfranco Pacchioni, ordinario di scienza dei materiali all’Università Milano Bicocca, membro dell’Accademia dei Lincei, autore di pubblicazioni sul tema tra cui il recente “W la CO2 – Possiamo trasformare il piombo in oro?”.
La prima falsa verità che il Prof ha voluto portare alla nostra attenzione durante la sua preziosa lezione è contrapporre il sistema della natura alla CO2.
La CO2 è fondamentale per la nostra vita, rappresenta la nostra alimentazione nel momento in cui assumiamo i carboidrati e il nostro corpo emette continuamente anidride carbonica ogni volta che respiriamo.

Ognuno di noi emette ogni giorno circa 1 kilogrammo di CO2, ogni anno il genere umano è responsabile nel nostro pianeta di circa 2,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.
Un numero che sorprendentemente corrisponde esattamente a quanto l’intera Unione europea dei 27 emette annualmente nell’aria attraverso tutte le sue attività, agricole, industriali, residenziali, commerciali, produttive di energia, relative ad ogni genere di trasporto: 2,5 MD di tons di CO2, dati del 2022 fonte Parlamento europeo.
Sempre secondo la stessa UE, della quantità complessiva di anidride carbonica emessa dai 27 Paesi dell’Unione, l’intero comparto dei trasporti incide per il 24% quindi per 600 milioni di tonnellate.
Di tutti i trasporti, le sole automobili circolanti sul territorio europeo pesano per il 14% del totale di 2,5 MD, quindi per 350 milioni di tonnellate. Un dato la cui marginalità rappresenta già un importante spunto di riflessione.
Un’altra affermazione da sfatare è che la CO2 costituisca un elemento considerevole nell’atmosfera.
Non è così, per fortuna.
In atmosfera, la CO2 è presente in quantità talmente piccole da misurarsi in parti per milione (ppm) mentre l’atmosfera è fatta per il 21% di ossigeno e per la restante parte di azoto.
Con un’altra credenza che deve essere messa in discussione: che la CO2 sia di per sé tossica.
Non è così, banalmente è sufficiente ricordarne la presenza in molte bevande, ciò che rende nociva l’anidride carbonica è la quantità.
Il Professore ci ha ricordato due episodi recenti a sostegno di questa affermazione. Il primo l’esplosione del Lago Nyos in Camerun dove si sprigionò una grande quantità di CO2 presente nel sottosuolo causando la morte di duemila persone, il secondo riguarda la missione Apollo 13 dove gli astronauti costretti a rifugiarsi nel Lem rischiarono di morire per l’accumulo di CO2 prodotta da loro stessi all’interno del piccolo spazio.
Ed è la quantità emessa in poco tempo che dobbiamo ridurre se vogliamo evitare il riscaldamento globale. Prendendo esempio dalla natura con la fotosintesi.
Che cosa fa la natura attraverso la fotosintesi? Conoscere questo complesso processo ci aiuta a sperimentare a riprodurlo così da giungere a possibili soluzioni di gestione della CO2.
Con un’avvertenza preliminare: in natura la fotosintesi è un processo con una bassissima efficienza, pari al solo 1% di trasformazione della CO2 nella conversione dell’energia solare in energia chimica per produrre zuccheri e rilasciando ossigeno, dove gli attori coinvolti non sono solo le piante ma soprattutto i mari con le alghe e alcuni batteri.
Un’altra strada che si è iniziato a percorrere con investimenti importanti riguarda la cattura della CO2 in eccesso per poi trasformarla in energia.
In Islanda si sfrutta l’energia geotermica, una fonte rinnovabile di cui quella grande isola è ricca, per catturare la CO2 presente nell’aria attraverso dei grandi filtri. All’anidride carbonica raccolta si aggiunge una quantità di idrogeno ottenuto tramite scissione dall’acqua con l’obiettivo finale di produrre il metanolo un combustibile sintetico.
Lo stesso processo che parte dalla CO2 in aggiunta all’idrogeno ottenuto dalla scissione dell’acqua per ottenere metanolo è oggetto di progettazione e realizzazione anche in Germania e in Cina.
In Italia, Eni con Snam e la giapponese Mitsubishi Heavy Industries hanno avviato la cattura della CO2 e successivo stoccaggio in un giacimento esaurito situato a 3000 metri di profondità nel mare Adriatico con un target di stoccaggio di 4 milioni di tons di CO2 all’anno a partire dal 2026.
Riassumendo, se della CO2 non possiamo fare a meno, cerchiamo di rendere la quantità dannosa, perché in eccesso, una concreta opportunità, con la consapevolezza che anche il processo di cattura della CO2 è energivoro e di conseguenza dovrebbe utilizzare fonti di energia rinnovabile o nucleare per evitare che il problema della sostenibilità persista.
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